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Giornalista sportivo - sempre meglio che lavorare.

Kalidou ed io, ieri e oggi

Il silenzio, l’urlo, le lacrime: sentirsi di nuovo semplicemente un tifoso (ho scritto sentirsi, esserlo lo sono sempre ma sentirsi è altro). Il gol di Koulibaly alla Juve è stato questo e – credetemi – per me è stato tanto, tantissimo. Da anni, per ovvie ragioni, seguo il Napoli in modo “distaccato”, come credo sia giusto fare per il lavoro che svolgo. Conosci uomini, situazioni, vicende che racconti e devi essere asettico, nel bene e nel male, quando sei chiamato a scriverne. Non sempre ci si riesce, ma presuntuosamente in questo aspetto della mia professione ritengo di essere bravo, nel senso di mantenere sempre un certo equilibrio e distacco. Farsi condizionare da pulsioni e rapporti è umano ma non corretto giornalisticamente, di sicuro succede anche a me talvolta e su questo debbo migliorare. Però quella sera ero da solo davanti alla tv e mi è sembrato di tornare indietro nel tempo in un secondo…è stato come rivedersi con la sciarpa al collo, diretto al San Paolo con gli amici. È stato bellissimo.

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